Bracciale elettronico Amazon: intervista al Garante della privacy

Il dott. Antonello Soro, presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali (Garante della privacy), è stato intervistato il 2 febbraio 2018 da Alessio Falconio di Radio Radicale sullo scottante tema del braccialetto elettronico Amazon. Riportiamo la trascrizione dell'intervista pubblicata con licenza Creative Commons Attribuzione, corretta dai numerosi refusi.

Falconio: «Con il presidente dell'Autorità garante sulla privacy Antonello Soro vogliamo occuparci del cosiddetto "caso Amazon": il bracciale elettronico. Presidente, come sostiene oggi in una intervista a Repubblica Tiziano Treu, c'è una violazione della normativa italiana sulla privacy?»
Garante privacy: «Intanto aspettiamo di vedere meglio, perché io penso e spero che questa idea verrà rimessa in discussione, con queste ipotesi di cui i giornali di oggi hanno riferito. Naturalmente, se così fosse, sarebbe in contrasto con l'ordinamento in materia di protezione dati, non solo in Italia ma anche in Europa. Il sistema delle regole che disciplinano il trattamento dei dati personali, e in particolare in questo caso quello dei lavoratori, deve rispondere a principi di proporzionalità, di trasparenza e di salvaguardia della dignità dell'uomo, che nell'esperienza, o nell'ipotesi, riferita, non ci sarebbero. Quindi, [il bracciale elettronico di Amazon, ndr] sarebbe in contrasto con le norme italiane, che come tali non potrebbero applicarsi. Anche la giurisdizione del lavoro, nel nostro Paese, non non ha barriere mobili tali da poter pensare che che un'azienda degli Stati Uniti possa fare in Italia quello che vuole, e io mi auguro in nessuna parte del mondo, perché l'ipotesi di cui si discute è un'ipotesi di ulteriore delega dell'organizzazione della vita alle tecnologie e come tale con una progressiva compressione delle libertà dell'uomo. È un processo che è in corso da tempo, rispetto al quale occorrerebbe una maggiore attenzione generale del dibattito pubblico. Se è vero che, da molte parti, si teme che nel futuro possa esserci una contrazione dei posti di lavoro e dell'occupazione per fare spazio ai robot e all'automazione, in questo caso sembrerebbe quasi che i giganti che operano nel sistema e nell'economia digitale pensino già di robotizzare l'uomo, facendo quindi un ulteriore salto in quella direzione. È una direzione sbagliata, perché non può esserci progresso o innovazione che non abbia come fondamento l'uomo, altrimenti non sarebbe un futuro di benessere e di crescita, ma sarebbe una rinuncia e una dispersione di conquiste della civiltà e delle libertà maturate nel corso della storia.»
Falconio: «Presidente, avvierete un'istruttoria formale, o anche solo informalmente cercherete di capirne di più contattando direttamente [Amazon, ndr]?»
Garante privacy: «Intanto cercheremo di capirne di più, perché, allo stato, mi pare che si tratti semplicemente di un annuncio rispetto al quale già sono emerse precise reazioni da parte dei governi ma credo anche delle sensibilità che, al di là delle responsabilità di governo e della politica, hanno manifestato quale sia l'aspettativa di futuro e di sviluppo che l'Italia e l'Europa vogliono seguire.»
Falconio: «L'ultima considerazione è un uno spunto: la settimana si chiude con questa fortissima polemica, ma ha visto anche protagonista un'app, quella che utilizza chi fa attività sportiva [si riferisce a Strava, app per corridori e ciclisti, ndr], rispetto alla possibilità di svelare la presenza di basi militari, che poi si è specificato non essere segrete, ma insomma come diceva lei prima, si stanno diciamo sempre di più comprimendo gli spazi di libertà dalla osservazione quanto meno del…»
Garante privacy: «C'è un ingenuo uso, da parte di tutti gli utenti, delle innovazioni, perché difficilmente ci si interroga sull'uso che il gestore delle applicazioni farà delle nostre informazioni e quindi gliele consegniamo copiosamente. Penso che occorra, anche su questo tema, un supplemento di dibattito pubblico, di educazione a un uso della Rete che sia responsabile, avendo conoscenza delle conseguenze di questo uso delle applicazioni, molte delle quali sono totalmente prive delle garanzie generali in materia di protezione dei nostri dati personali, e vengono acquistate attraverso canali che non sono neanche quelli più importanti delle grandi "botteghe tecnologiche", ma spesso anche da siti occasionali. Si immettono, in questo modo, le nostre informazioni, anche più delicate, in una rete di cui non sappiamo niente. Ecco, questo è un tema sul quale, forse, un supplemento di informazione generale e anche di consapevolezza può aiutarci a vivere meglio la modernità.»
Falconio: «E il legislatore può poco, visto che in Italia i più importanti di questi mondi [si rifererisce ai colossi del web Google, Amazon, Facebook ecc., ndr] nemmeno pagano le tasse, figuriamoci rispondono ai nostri…»
Garante privacy: «Il nuovo quadro giuridico europeo, che diventerà effettivo dal mese di maggio di quest'anno, quindi fra pochi mesi, afferma un principio di competenza della nostra giurisdizione rispetto alle aziende che fanno questa attività nel nostro Paese o nei paesi europei. Quindi, già da tempo, le più importanti di queste società hanno cominciato a interloquire con un atteggiamento più collaborativo. Penso che lo dovranno necessariamente fare dal mese di maggio perché la legge italiana ed europea varrà anche per Amazon, Google e tutti gli altri, ancora di più rispetto a quello che già accade in questo momento.»
Falconio: «Grazie presidente Soro.»
Garante privacy: «Grazie a voi, buongiorno.»

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