Medaglia Fields ad Alessio Figalli

Il prof. Alessio Figalli ha vinto la meritata medaglia Fields 2018, assieme ad altri tre colleghi. Si tratta di un evento molto raro, perché, a causa del (discusso) limite di età di 40 anni che i destinatari del premio non devono superare — attenzione: il premio viene assegnato soltanto ogni quattro anni — un solo italiano era riuscito a precedere Figalli nella storia di questo prestigiosissimo riconoscimento matematico. Neppure geni assoluti dell'umanità come John Nash sono riusciti ad accaparrarsi la medaglia Fields (ammesso che l'avessero voluta e/o accettata). Quest'ultima non va confusa col premio Nobel, che in math non esiste per motivazioni che andrebbero chieste ad Alfred Nobel stesso.

Ora facciamo un esempio. Un fenomenale ricercatore (o professore) scopre e pubblica un innovativo lavoro di interesse mondiale all'età di 38 o 39 anni. Ma, se l'ultima medaglia Fields è stata assegnata nei due anni precedenti, il nostro ricercatore sarà automaticamente escluso dalla rosa dei candidati, perché nell'anno della successiva cerimonia di premiazione avrà già superato i 40 anni. Trattasi di una brutale regola che, secondo alcuni, servirebbe a premiare solo i più giovani, o a evitare "premi alla carriera"; resta il fatto che il meccanismo lascia abbastanza perplessi. In ogni caso, tanto di cappello al prof. Figalli, che è riuscito a sfidare con successo anche eventuali sfortune di natura statistica.

Breve considerazione su biografia e cv di Figalli

Fatta questa premessa, arriviamo al nocciolo del commento di Giuseppe Macario. Figalli, che resterà nella storia, è stato premiato per la sua ricerca nel campo dell'ottimizzazione, che però ha effettuato completamente all'estero. Infatti ha abbandonato l'Italia subito dopo la laurea e, per il momento, non mostra la minima intenzione di tornarci. Ben conosciuto in ambienti USA, dove è diventato prima professore associato e poi professore ordinario all'università del Texas-Austin, attualmente ricopre lo stesso incarico nell'ottimo ETH (Politecnico federale di Zurigo). In altre parole, dell'Italia ha fatto perdere le tracce. E fa bene: per quale motivo ridursi a insegnare matematica alle elementari, o aspettare decenni che muoia il barone di quartiere per tentare di accaparrarsi una cattedra universitaria che però andrà persa perché già assegnata ad altri personaggi per motivi ereditari, nepotistici o mafiosi? Figalli ha fatto la scelta giusta, e viene giustamente premiato. Viva Figalli, e viva tutti i geni matematici italiani che si rifiutano fare i mendicanti in mezzo alla melma degli ambienti universitari italiani.

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