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Quando Giuseppe Macario incontrò Donald Trump a Panamá

Tratto da https://giuseppemacario.men/donald-trump-panama.html

Incontrai Donald Trump qualche anno fa. Probabilmente, egli stesso non avrebbe immaginato di essere eletto Presidente degli Stati Uniti d'America, anche se, conoscendo il personaggio, suppongo che stesse già meditando su una imminente campagna elettorale presidenziale.

Vi assicuro che è un tipo simpatico. Attualmente, nella marea di accuse (mai dimostrate) che gli vengono rivolte, la più frequente pare essere quella di "razzista". Considerate che io non ho incontrato Trump negli Stati Uniti, bensì nella rotonda antistante il suo grattacielo a Panamá — che è anche il più alto dell'America meridionale e centrale. A Panamá la stragrande maggioranza dei cittadini non è di razza bianca, eppure nessuno ha mai accusato Trump di "razzismo". Anzi, è un personaggio ben visto, che tra l'altro dà lavoro a centinaia di persone del posto. Non ho neppure mai sentito lamentele circa ipotetici sfruttamenti dei lavoratori, truffe ecc. Tutti ricevono il loro meritato stipendio e sono tranquilli. E io mi godo la bellezza e la calma del quartiere dove sorge il grattacielo trumpiano, immerso nella brezza proveniente dal sottostante oceano Pacifico (sì, il grattacielo sta praticamente sull'acqua).

Negli ultimi mesi circola voce che Trump starebbe per vendere il grattacielo. Devo ammettere che, se la trattativa arrivasse a conclusione, mi dispiacerebbe vedere Trump disinvestire su Panamá. Il grattacielo è stato costruito a forma di vela su modello del Burj al-Arab di Dubai — infatti gli assomiglia molto — ma è più grande di quest'ultimo. Attualmente, comprende un centinaio di appartamenti, un albergo a 5 stelle dove ogni camera è dotata di piscina interna in stile liberty, un casinò, un ristorante/bar, una palestra e altri negozi. Non ho mai visto entrare nel garage vetture che non fossero Ferrari o Porsche. Per la cronaca, vedo molte più Ferrari a Panamá che in Italia. E per giunta sono modelli di punta.


Aggiornamento: Giuseppe Macario ha da poco ricevuto notizia che il grattacelo di Trump è stato ceduto a un altro fondo d'investimento. Peccato che Trump se ne sia andato. Continueremo però a goderci il quartiere 🙂

Quartiere di Giuseppe Macario a Panamá

Vista sul mare dalla posizione di Giuseppe Macario


Giuseppe Macario in partenza come volontario ad Haiti

Giuseppe Macario è da sempre molto attento alla ricostruzione del martoriato stato caraibico di Haiti, distrutto da un terribile terremoto di qualche anno fa. Molte organizzazioni umanitarie continuano a lavorare per restituire una speranza a una popolazione che ha disperato bisogno di cibo e di un tetto sotto cui vivere. Per questa ragione, Giuseppe Macario, ormai residente da anni nell'area caraibica (e non a Fiano Romano in provincia di Roma come sostiene fantasiosamente qualche sito di notizie false/fake news) ha deciso di partire per la vicina isola di Haiti e aiutare una missione umanitaria del posto. Questo primo mese servirà per fare il punto della situazione e gettare le basi per un successivo intervento, che avrà indicativamente la durata di sei mesi. Purtroppo sulla piattaforma Blogger/Blogspot di Google esistono blog che hanno contenuti fasulli attribuiti a Giuseppe Macario, cioè creati apposta dagli oppositori di Haiti e delle missioni umanitarie di ricostruzione, i quali, mossi da interessi economici, coprono di insulti Giuseppe Macario. A questo proposito, ricordiamo che l'unico sito ufficiale di Giuseppe Macario è https://giuseppemacario.men, affiancato da questo blog di appoggio https://giuseppemacario.blogspot.com. Si tratta di due indirizzi molto semplici; varianti più strane non sono riconducibili a Giuseppe Macario e sono tipicamente appartenente a siti malevoli/ingannevoli.
Giuseppe Macario in partenza per Haiti

Wikipedia

La segreteria di Giuseppe Macario ha ricevuto numerose segnalazioni circa un sito relativamente nuovo che si occupa in generale di Wikipedia Italia (e su come viene utilizzato il suo 5 per mille). Bisogna rimarcare il fatto che il sito si riferisce, come testé scritto, solo a Wikipedia Italia, e non alle versioni di Wikipedia in altre lingue. Quindi chi legge Wikipedia in italiano, e magari ha anche inviato soldi, potrà sicuramente essere interessato. Dateci un'occhiata: http://www.wikiveliero.org e se volete scrivete qui sotto i vostri commenti. Buona lettura!

Medaglia Fields ad Alessio Figalli

Il prof. Alessio Figalli ha vinto la meritata medaglia Fields 2018, assieme ad altri tre colleghi. Si tratta di un evento molto raro, perché, a causa del (discusso) limite di età di 40 anni che i destinatari del premio non devono superare — attenzione: il premio viene assegnato soltanto ogni quattro anni — un solo italiano era riuscito a precedere Figalli nella storia di questo prestigiosissimo riconoscimento matematico. Neppure geni assoluti dell'umanità come John Nash sono riusciti ad accaparrarsi la medaglia Fields (ammesso che l'avessero voluta e/o accettata). Quest'ultima non va confusa col premio Nobel, che in math non esiste per motivazioni che andrebbero chieste ad Alfred Nobel stesso.

Ora facciamo un esempio. Un fenomenale ricercatore (o professore) scopre e pubblica un innovativo lavoro di interesse mondiale all'età di 38 o 39 anni. Ma, se l'ultima medaglia Fields è stata assegnata nei due anni precedenti, il nostro ricercatore sarà automaticamente escluso dalla rosa dei candidati, perché nell'anno della successiva cerimonia di premiazione avrà già superato i 40 anni. Trattasi di una brutale regola che, secondo alcuni, servirebbe a premiare solo i più giovani, o a evitare "premi alla carriera"; resta il fatto che il meccanismo lascia abbastanza perplessi. In ogni caso, tanto di cappello al prof. Figalli, che è riuscito a sfidare con successo anche eventuali sfortune di natura statistica.

Breve considerazione su biografia e cv di Figalli

Fatta questa premessa, arriviamo al nocciolo del commento di Giuseppe Macario. Figalli, che resterà nella storia, è stato premiato per la sua ricerca nel campo dell'ottimizzazione, che però ha effettuato completamente all'estero. Infatti ha abbandonato l'Italia subito dopo la laurea e, per il momento, non mostra la minima intenzione di tornarci. Ben conosciuto in ambienti USA, dove è diventato prima professore associato e poi professore ordinario all'università del Texas-Austin, attualmente ricopre lo stesso incarico nell'ottimo ETH (Politecnico federale di Zurigo). In altre parole, dell'Italia ha fatto perdere le tracce. E fa bene: per quale motivo ridursi a insegnare matematica alle elementari, o aspettare decenni che muoia il barone di quartiere per tentare di accaparrarsi una cattedra universitaria che però andrà persa perché già assegnata ad altri personaggi per motivi ereditari, nepotistici o mafiosi? Figalli ha fatto la scelta giusta, e viene giustamente premiato. Viva Figalli, e viva tutti i geni matematici italiani che si rifiutano fare i mendicanti in mezzo alla melma degli ambienti universitari italiani.

Attenzione ai siti falsi che sfruttano il nome di Giuseppe Macario

Giuseppe Macario rende nota l'esistenza di una serie di siti e blog falsi — anche su blogspot.com — che sfruttano il nome "Giuseppe Macario" per ingannare chi cerca informazioni ufficiali sul vero Giuseppe Macario. Trattasi di vere e proprie truffe. Ricordiamo quindi che l'unico sito ufficiale di Giuseppe Macario è https://giuseppemacario.men — con homepage in inglese, ma in cui è presente anche la parte in lingua italiana — da cui è raggiungibile il blog che state leggendo. Tutto il resto è spazzatura finalizzata a ingannare il lettore e diffondere fantasiose fake news di vario genere. Nei casi in cui è possibile, i proprietari di tali siti vengono ovviamente indagati e rinviati a giudizio.

PD estero allo sbando: cacciata pure Anna Grassellino

Giuseppe Macario segnala: «Ma quel senatore che si era messo in testa di abolire il Senato — tale Matteo Renzi — per sostituirlo con l'ennesimo carrozzone nominato da lui e dalla Boschi, che fine ha fatto? Pare che dopo lo storico referendum sul Senato stesso, conclusosi peggio della disfatta di Waterloo, e dopo l'inutile nomina di Anna Grassellino, si sia completamente scordato di noi italiani residenti all'estero. In pratica servivamo solo quando si trattava di giustificare il viaggio-vacanza della Boschi in Sudamerica — pagato dagli italiani residenti in Italia — dopodiché siamo stati gettati nel secchio della spazzatura.

L'ultima volta, quando Renzi organizzò — sempre rigorosamente a spese degli italiani residenti in Italia — un'inutile sfilata da Obama, annunciò la nomina di Anna Grassellino come il segno tangibile dell'imminente vittoria del PD. Come ci spiegò il noto giornale di fake news di proprietà del residente in Svizzera Carlo De Benedetti ("la Repubblica"), il curriculum di Anna Grassellino, ragazza di Marsala trapiantata a Chicago dove si è sposata con un ucraino di origine russa (o viceversa… sia il giornale che Wikipedia sembrano avere le idee un po' confuse), sarebbe stato l'ideale per far trionfare il PD. Risultato: non solo il PD è ai minimi storici in Italia, ma ha perso un seggio pure all'estero, territorio generalmente favorevole ai discendenti dell'ex PCI grazie alle schede votate da inutili sindacati e patronati (soprattutto l'Incas-CGIL) mantenuti, anche in questo caso, grazie alle tasse pagate dagli italiani residenti in Italia. Qualche agenzia inglese accetta addirittura scommesse sulla possibilità che il PD scenda sotto il 10% entro i prossimi cinque anni, supponendo che intanto il PD non sparisca affatto.

Dopo neppure dodici mesi, Anna Grassellino — di cui nel frattempo non si è mai saputo nulla, suscitando perplessità circa l'utilità della carica assegnatale dal chiacchierone di Rignano sull'Arno sulla base di accurate selezioni al Fermilab — viene mandata via senza troppi complimenti, e il segretario Martina, impegnato nella missione kamikaze di raccattare qualche voto per il PD in Italia — ormai sparito perfino da città come Lucca, Pisa, Livorno e soprattutto Siena (vi dice qualcosa la maxi truffa del Monte dei Paschi, banca più antica del mondo?) — nomina un nuovo responsabile per il PD Mondo. "Ci farà vincere", assicura Martina. Visti i precedenti, abbiamo qualche dubbio.»

Seconda presentazione dell'Università della Gente UoPeople

Dopo il tutto esaurito del primo incontro, si è deciso di replicare. Giuseppe Macario sarà di nuovo presente alla presentazione delle proposte dell'Università della Gente in Italia per l'anno accademico 2018/19 e al termine dell'incontro sarà disponibile per rispondere alle domande dei presenti. Ricordiamo che Giuseppe Macario non riceve compenso economico né rimborsi spese per le proprie attività universitarie no-profit; inoltre, l'Università della Gente UoPeople non richiede il pagamento di una retta annuale, bensì il pagamento di una tassa di €90 da versare prima di sostenere l'esame da casa (solo quando si vuole sostenerlo). Chi intende richiedere le dispense tradotte in italiano per sostenere gli esami presso la University of the people può contattare Giuseppe Macario tramite i consueti canali ufficiali — fate attenzione alle truffe e ai siti che contengono il nome giuseppe macario separato da trattini (giuseppe-macario, prof-giuseppe-macario ecc. perché sono falsi) — senza bisogno di comunicare dati personali o inviare denaro. Chi vi chiede dati personali o denaro vi sta sicuramente truffando, quindi si consiglia di fare attenzione. Le dispense in italiano non sono disponibili presso la University of the people, la cui lingua ufficiale è soltanto l'inglese.

Solidarietà a Enrico Mentana nella vicenda delle firme false di Rolling Stone

Giuseppe Macario ritiene vergognosa l'ennesima bufala diffusa dal giornale/sito di spazzatura Rolling Stone Italia, che ha pubblicato un finto appello "umanitario" utilizzando le firme false di personaggi noti come Enrico Mentana, più una ventina di altri inconsapevoli aderenti. Le uniche (poche) firme vere erano quelle di emeriti sconosciuti, spacciati per gruppi emergenti del panorama rock italiano e internazionale: nomi che, se cercati su Spotify o altre piattaforme di distribuzione musicale, non danno alcun risultato.

Ricordiamo che Rolling Stone Italia, noto per i propri problemi finanziari — d'altra parte come si può pretendere che la gente paghi per vedere spazzatura? — ed editoriali, si era già reso protagonista della pubblicazione di una notizia falsa e diffamatoria scritta dalla regina del trash Selvaggia Lucarelli, la quale, tra l'altro, si spacciava per giornalista-direttrice senza però essere mai stata iscritta all'Ordine né come giornalista pubblicista né come giornalista professionista (si veda questo approfondimento documentato), ai danni di Giuseppe Macario. Per avere diffuso questa fake news su Giuseppe Macario, la Lucarelli è indagata dalla Procura di Roma.

Intervista su Giuseppe Macario al MIT

Intervistatore: Macario, com'è stata la sua esperienza al MIT?
Giuseppe Macario: Un'esperienza unica, che indubbiamente non può essere vissuta in Italia e, a parte qualche eccezione, in nessun'altra parte del mondo. Nei miei studi mi sono specializzato in modelli matematici applicati all'econometria e alla microeconomia dei paesi in via di sviluppo. Non mi risulta che in altre università esista questo genere di corso.

Intervistatore: Lo consiglierebbe anche ad altri?
Giuseppe Macario: Certamente, purché riescano a farsi prendere. Ho notato che, per esempio, c'è su Internet qualche invidioso che, non avendo la minima esperienza nel MIT e non essendo mai riuscito a entrare, dice che io non ci ho mai studiato. Tra l'altro, non sa che tutti i voti che ho conseguito agli esami sono compresi tra il 90% e il 100%, cioè il massimo possibile. Non sanno neppure che, non avendo prestato il consenso alla diffusione dei miei dati personali, non possono ricevere i dati stessi. Quindi le persone che, senza il mio consenso, cercano informazioni su "Giuseppe Macario" in segreteria, non otterranno alcun risultato, nel rispetto delle leggi internazionali sulla privacy. Generalmente, chi vuole rendere pubblici i propri dati sono gli studenti che cercano un posto di lavoro; ma io ho già la mia impresa, quindi preferisco che la mia privacy venga tutelata.

Intervistatore: In caso di rinvio a giudizio, fra gli altri, di Selvaggia Lucarelli, che aveva diffuso sui giornali la notizia falsa secondo cui Giuseppe Macario non avrebbe mai studiato al MIT, allegherà agli atti del processo gli statini (o i certificati) degli esami sostenuti?
Giuseppe Macario: I certificati sono stati già consegnati alla Procura della Repubblica di Roma. Quanto a Selvaggia Lucarelli e agli altri indagati, è bene ricordare che la ASL mette a disposizione ottimi servizi di assistenza gratuita per chi soffre di disturbi mentali.

Intervistatore: Grazie per il tempo dedicatoci.
Giuseppe Macario: Grazie a voi.


dal Corriere del Tevere, 11/7/2018

Università della Gente Uopeople

Giuseppe Macario presenta le nuove proposte dell'Università della Gente per il prossimo anno accademico. Ricordiamo che Giuseppe Macario non riceve compenso economico né rimborsi spese per le proprie attività universitarie no-profit; inoltre, l'Università della Gente UoPeople non richiede il pagamento di una retta annuale, bensì il pagamento di una tassa di €90 da versare prima di sostenere l'esame da casa (solo quando si vuole sostenerlo). Chi intende richiedere le dispense tradotte in italiano per sostenere gli esami presso la University of the people può contattare Giuseppe Macario tramite i consueti canali ufficiali — fate attenzione alle truffe e ai siti che contengono il nome giuseppe macario separato da trattini (giuseppe-macario, prof-giuseppe-macario ecc. perché sono falsi) — senza bisogno di comunicare dati personali o inviare denaro. Chi vi chiede dati personali o denaro vi sta sicuramente truffando, quindi si consiglia di fare attenzione. Le dispense non sono disponibili presso la University of the people.

È vero che Giuseppe Macario è un molestatore, truffatore, stalker ecc.?

Sulla piattaforma Blogger/Blogspot di Google esistono blog di Giuseppe Macario finti, cioè che utilizzano il nome di Giuseppe Macario — generalmente mettendo dei trattini in mezzo, o escogitando altre varianti — creati anonimamente da persone che diffondono fake news (notizie false, bufale ecc.) destituite di ogni fondamento. Il primo, vero, blog di Giuseppe Macario su Blogger/Blogspot è solo questo.

La pagina anti-bufala del sito ufficiale di Giuseppe Macario (apri) dimostra, allegando sia certificati prodotti dalla Procura della Repubblica che link a siti della Polizia Italiana e di forze di polizia internazionali, che le notizie diffuse dai finti blog, in cui Giuseppe Macario viene descritto come un molestatore, truffatore, stalker ecc. ricercato dalla Polizia, sono notizie completamente false — che vengono talvolta riprese, o copia/incollate, da siti web spazzatura che non controllano con la necessaria accuratezza le informazioni ricevute. Talvolta, questi ultimi siti web si fanno pagare per pubblicare gli articoli — non ha importanza se sono veri o falsi — e quindi pubblicano volentieri notizie false perché ci guadagnano. Altri siti fanno di tutto per arraffare click e sperare che poi l'utente clicchi sulla pubblicità. Pure "giornalisti" — o sedicenti tali, perché non iscritti all'Ordine — di testate nazionali (per esempio Repubblica), sono soliti scrivere vere e proprie bufale, copia-incollate da Internet, per arraffare click su Facebook. Il bello è che, anche se non li leggete, questi "giornali" vengono pagati da voi tramite i contributi pubblici all'editoria.

comunicazioni periodiche

Gentile Giuseppe Macario, le comunicazioni periodiche relative alla pratica saranno visibili unicamente nell'area clienti. A questo indirizzo di Panamá riceverai una email di notifica che ti avviserà dell'avvenuta pubblicazione in area clienti della documentazione. Se non fossi ancora iscritto all'area clienti, puoi farlo inserendo il tuo codice cliente e il codice fiscale nella pagina dedicata alla registrazione. In area clienti troverai anche tutte le informazioni e i servizi online a tua disposizione. Se desideri ricevere le comunicazioni in formato cartaceo puoi collegarti in area clienti, sezione le mie pratiche, e variare la modalità di invio del documento.

In guardia dai siti fake!

Il prof. Giuseppe Macario mette nuovamente in guardia i propri lettori dall'esistenza di siti falsi (fake) che utilizzano il nome "Giuseppe Macario" ma sono gestiti da persone sconosciute che diffondono notizie false — o fake news, come va di moda chiamarle oggi. Gli sconosciuti creano siti o blog il cui indirizzo contiene le parole "giuseppe" e "macario" col solo scopo di ingannare il lettore e far credere che le notizie inventate contenute nella pagina web appartengano a Giuseppe Macario. Evitare questo tipo di truffa è molto semplice: è sufficiente tenere presente che l'unico sito web ufficiale di Giuseppe Macario è https://giuseppemacario.men e l'unico blog autorizzato è questo.

Selvaggia Lucarelli attacca Giuseppe Macario. Ma è tutto vero? Intervista

Tratto dal Corriere del Tevere del 20/3/2018

"Selvaggia Lucarelli attacca Giuseppe Macario. Ma quello che racconta è vero o è una bufala? Abbiamo intervistato l'interessato."

Prof. Macario, è vero quello che va raccontando in giro Selvaggia Lucarelli?

«Selvaggia Lucarelli dice di essere direttrice dell'importante testata Rolling Stone (apri)… peccato solo che non sia una giornalista iscritta all'Ordine — il che può configurare il reato di esercizio abusivo di professione, ex art. 348 del codice penale — e che Rolling Stone Italia — da non confondere con l'originale americano, che è ben altra cosa, o tantomeno con i Rolling Stones — non sia una testata registrata in alcun tribunale italiano. In sostanza, è un comunissimo blog… forse Selvaggia Lucarelli faceva più bella figura a mantenere il blog di prima, che in media conteneva meno fake news e bufale.»

È vero quello che dice Selvaggia Lucarelli, in collaborazione con l'Università popolare di Milano (apri) — l'università tarocca il cui rettore della "facoltà" di economia dice di avere donato €100.000 ai terremotati di Amatrice, mentre il sindaco Pirozzi, a Striscia la notizia, ha confermato che non è stato donato un centesimo (apri il sito di Striscia) — cioè che Lei sarebbe ricercato dalla polizia ecc. ecc.?

«Se fossi ricercato da qualcuno, come farei a presentarmi ogni volta agli imbarchi extra-EU degli aeroporti italiani? E come farei ad avere un certificato generale del casellario giudiziale (civile, penale, amministrativo) nullo, così come quello dei carichi pendenti, scaricabili integralmente dalla pagina anti-bufala del mio sito (apri)? Selvaggia Lucarelli, e qualche altro babbeo che le va dietro o che scrive articoli/post scopiazzati per raccattare una manciata di click inutili, non hanno neppure la minima idea di come funzionino queste cose. Poverina, fa quasi pena… dopo due condanne, ancora non apprende le nozioni più basilari. Come direbbero nei suoi quartieri a Roma, è proprio "de coccio".»

È vero che Lei fa il molestatore sessuale di lavoro, stalker ecc. ecc.?

«Selvaggia (di nome e di fatto) risponderà innanzitutto in sede penale di quello che racconta sul mio conto. D'altra parte, dato che le sezioni penali dei tribunali italiani l'hanno già condannata due volte, è evidente che dimentica il proverbio "non c'è due senza tre".»

È vero che Selvaggia Lucarelli La conosce bene e quindi sa molte cose su di Lei?

«No, non mi conosce affatto, e quindi deve necessariamente inventare un po' di bufale altrimenti perde anche quei pochi baccalà che ancora la "leggono". Scrive "articoli" pubblicitari su commissione — compresi quelli che mi riguardano — per guadagnare qualche euro, altrimenti come lavorerebbe? Ovviamente, in questo contesto le parole "leggere" e "articoli" sono degli eufemismi. Un qualunque forum anonimo come Reddit, Google Groups, Quora ecc. sarebbe perfino più affidabile.»

Lei, invece, conosce Selvaggia Lucarelli?

«Fortunatamente non ho idea di chi sia. Esterna le sue frustrazioni in Rete contro di me in maniera martellante, ma francamente non ho neppure capito che vuole. Sì, ok, forse guadagna qualche spicciolo inventando spazzatura, ma ne vale la pena? Dev'essere ridotta proprio male.»

I siti web gestiti da Lei sono quelli di cui parla la Lucarelli?

«L'unico sito ufficiale di Giuseppe Macario è https://giuseppemacario.men. Su tutto il resto, chiunque può scrivere di tutto, pure di avermi incontrato assieme a Babbo Natale in persona questa mattina. Anzi, devo intervenire per diritto di replica: è inesatto, infatti c'era anche la Befana.»

È vero che Free Flights to Italy è un partito e non una libera associazione di cittadini, ed è vero che Lei non poteva essere candidato con Free Flights to Italy perché aveva un curriculum falso, perché è pieno di denunce, perché è indagato in mezzo mondo, perché ha la residenza a Fiano Romano in provincia di Roma e non a 9000 km dall'Italia, e quindi era tutto un falso ideato per truffare persone pescate a caso?

«Ah ah sì certo come no, è tutto verissimo… se lo racconta Selvaggia Nientarelli con qualche altro babbeo che le va dietro o che le paga due spiccioli, come fa a non essere vero?»

Ma allora era semplicemente una fake news diffusa proprio nei giorni delle votazioni all'estero? Anche perché non ci pare se ne sia parlato né prima né dopo.

«Traete voi le conclusioni…»

Aggiornamento aprile 2018: Selvaggia Lucarelli è stata cacciata anche dal blog "Rolling Stone" un paio di settimane dopo la pubblicazione della fake news su Giuseppe Macario, ed è in procinto di essere rinviata a giudizio per diffamazione aggravata.

Dati personali e privacy nel caso Facebook e Cambridge Analytica: intervista al Garante

Il dott. Antonello Soro, presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali (Garante della privacy), è stato intervistato il 20 marzo 2018 da Ada Pagliarulo di Radio Radicale sullo scottante tema del caso Facebook e Cambridge Analytica. Riportiamo la trascrizione dell'intervista pubblicata con licenza Creative Commons Attribuzione, corretta dai numerosi refusi.

Intervistatrice: In apertura della nostra programmazione, ci occuperemo del caso Facebook. Ieri il titolo ha perso il 7%. Cinquanta milioni di profili di Facebook sarebbero stati utilizzati dalla società Cambridge Analytica, che ha tra i finanziatori Steve Bannon che ricorderete fu consigliere di Donald Trump, che sarebbero sarebbero stati usati a beneficio della campagna di Donald Trump alle presidenziali, ma non solo. Noi ne parliamo questa mattina in diretta con Antonello Soro che è il Garante per la protezione dei dati personali a cui diamo il buon giorno.
Soro: Buongiorno a voi.
Intervistatrice: Buongiorno presidente. Il fatto — a riassumerlo in breve — Facebook avrebbe dato per l'appunto questi profili ad un accademico russo-americano che si chiama Alexandr Kogan — un matematico, per l'appunto — che li avrebbe a sua volta passati alla società Cambridge Analytica. Kogan avrebbe creato su Facebook una app, una applicazione, che si chiamava This is your digital life, dove ha raccolto per l'appunto i dati di questi utenti — dati che quindi sono una profilatura completa che può dare una identità, in qualche modo ,anche abbastanza precisa, sui gusti, sulle avversioni, sulle paure — e avrebbe passato per l'appunto i dati alla Cambridge Analytica, e sarebbe entrata in funzione non solo nelle campagne elettorali di Donald Trump e Stati Uniti ma anche, pare, per esempio quando c'erano in ballo le elezioni presidenziali in Francia sostenendo in qualche modo la Marine Le Pen, oppure sarebbe entrata in funzione nel momento del referendum sulla Brexit. Ecco, oggi, in una intervista, Antonello Soro dice: "cambia così la geografia del potere". Ecco, ci dica, allora, presidente Soro, in che modo cambia e quali sono i rischi.
Soro: Diciamo che questa vicenda riferita a Cambridge Analytica in qualche modo ha l'effetto un po' di detonatore di un tema, di un problema, così come è accaduto qualche anno fa quando le rivelazioni di Snowden spiegarono a tutto il mondo che le agenzie di sicurezza degli Stati Uniti facevano una raccolta massiva di informazioni sulla vita di tutti i cittadini americani e non, creando una nuova coscienza della sorveglianza possibile da parte dei governi e dei sistemi che utilizzano la Rete per raccogliere informazioni. In questo caso, l'evento specifico rivela al mondo che l'utilizzo della profilazione degli utenti della Rete non non ha come unica finalità quella commerciale per consentire di veicolare pubblicità personalizzata al fine della vendita di beni, di libri, piuttosto che di frigoriferi, ma che può essere utilizzata anche per orientare, non solo i consumi, ma anche per orientare gli elettori, per far scegliere un'opzione politica, come appunto la Brexit, o piuttosto la scelta di un partito politico. Naturalmente in questi casi occorre sempre un pizzico di condizionale rispetto allo specifico di spiegare la vicenda che ha interessato Facebook e la società Cambridge Analytica. Però credo che il dato comune sia: nella società digitale, nella quale tutti noi ti diamo una parte importante della nostra esistenza, consegnando parti sempre più estese della nostra vita, dei nostri gusti, delle nostre ambizioni, dei nostri sentimenti, a una Rete che viviamo spesso inconsapevolmente come un indistinto serbatoio di buoni consigli, o come la piazza più libera del mondo, in realtà noi stiamo consegnando tutte queste informazioni a imprese che svolgono un'attività finalizzata a creare ricchezza. Non è un caso che i proprietari delle cinque aziende più importanti della economia digitale siano anche guidate dagli uomini più ricchi del mondo, che in questi anni questo processo di raccolta di informazioni è cresciuto a dismisura insieme all'utilizzo di software sofisticati sempre più elaborati con calcolatori grandissimi che raccolgono tutte queste informazioni, le incrociano fra di loro, producono profili, e danno suggerimenti. E questo incide sulla informazione dei cittadini del mondo. Ora se si pensa che solo Facebook ha due miliardi di utenti, e che Facebook ha, non molto tempo fa, comprato la proprietà di Instagram, che ha settecento milioni ma viaggia verso il miliardo di utenti anche quello, e che incrociando tutti questi dati, e tanti altri che ha raccolto attraverso altre società progressivamente entrate nella concentrazione di questi soggetti, che Google utilizza non solo i dati raccolti da tutti i cittadini che nel mondo utilizzano quel motore di ricerca — in Europa circa il 92% dei cittadini europei utilizza Google — ma Google è anche proprietaria di YouTube e quindi ottiene informazioni ricchissime attraverso diverse fonti. Questo è il tema che genera un potere della conoscenza che non ha precedenti della storia dell'uomo, e questa conoscenza che è a sua volta il presupposto per elaborare nuove offerte, nuove indicazioni, nuova intelligenza — l'intelligenza artificiale nel mondo trova fra i più grandi investitori queste compagnie — quindi c'è un processo di concentrazione del potere dei dati, e il potere dei dati diventa il potere assoluto nella esistenza dei cittadini di questo tempo. E questa vicenda ci rivela come sia possibile non soltanto orientare i consumi dei cittadini del mondo, ma è possibile anche orientare i comportamenti politici.
Intervistatrice: Ecco noi, per una piccola parte, come utenti, possiamo cercare di difenderci, per esempio negando il consenso, stando più attenti a negare il consenso ad alcune richieste che ci vengono fatte, ma invece in termini regolatori, in termini di leggi, o in termini di regolamenti che possono essere promulgati dalle autorità come quella che lei presiede di garante per la protezione dati personali (autorità per la privacy) poi ce n'è una anche europea, cosa può fare, anche perché è in arrivo un regolamento, mi pare, proprio sul fronte europeo…
Soro: Beh io credo che l'ordinamento in materia di protezione dati sia la carta più importante che possiamo giocare. Naturalmente, noi lo ripetiamo sempre, ogni singolo utente dovrebbe governare con maggiore prudenza la consegna delle proprie informazioni alla Rete, ma credo che sarebbe solo piccolo contributo alla regolazione che ineluttabilmente dovremo ricercare di questa nuova dimensione dell'economia e della vita nel mondo, senza porci in un atteggiamento neoluddista che riemerge sempre quando ci sono queste emergenze. Non si torna indietro dalla società digitale; bisogna cercare di governare il mondo rivoluzionato dalla innovazione tecnologica così come è accaduto nel passato: il mondo è riuscito a governare la rivoluzione industriale senza distruggere l'industria, e quindi dobbiamo metterci in un atteggiamento positivo. Da questo punto di vista, la disciplina in materia di protezione dati fa, dal 25 di maggio, un salto importante di qualità, perché intanto definisce la competenza delle autorità europee non solo sulle imprese che operano in Europa avendo stabilimenti in Europa, ma anche su quelle che hanno stabilimento in qualunque parte del mondo, che raccolgono le informazioni dei cittadini europei e poi li profilano. Non solo ha giurisdizione, ma ha anche la possibilità di sanzioni davvero pesanti, perché la sanzione dal 25 di maggio può arrivare fino al 4% del fatturato globale annuo di queste imprese, e quindi è una dimensione straordinariamente elevata. Aggiungo che però c'è un una sanzione ancora più forte, di cui abbiamo avuto ieri un'anticipazione: è la reputazione. Creare una coscienza della cultura della profilazione dei dati fa sì che i cittadini siano molto più rigorosi, e se una società come Facebook commette un'imprudenza, un errore, ci rimette reputazione che si traduce in una perdita di 25 miliardi nella giornata di ieri. Credo che questo sia uno degli aspetti che dobbiamo coltivare. E infine, una strada che al momento è solo enunciata, ma che sulla quale dovremmo batterci molto, è quella di introdurre dei vincoli per evitare che le singole imprese che operano nell'economia digitale possano incrociare i dati raccolti da servizi che hanno finalità diverse. Cioè chi possiede un motore di ricerca e YouTube, per usare l'esempio più clamoroso, dovremo evitare che i dati raccolti dall'uno e dall'altro servizio vengano poi incrociati, perché questo attribuisce a un unico gestore, alla fine della corsa, un potere incontenibile. E così, se Facebook si compra Instagram, dobbiamo evitare che utilizzi i dati dell'uno per incrociarli con quelli dell'altro, e così via.
Intervistatrice: sarà difficilissimo questo…
Soro: È una battaglia che impegna i governi democratici del mondo, perché, se non fanno questa battaglia, i governi rischiano di essere subalterni a poteri più forti di loro. Già oggi, in molte parti del mondo — il potere dei giganti della Rete, non solo per i loro bilanci che sono maggiori dei bilanci di moltissimi stati nel mondo, ma il potere reale è molto maggiore — credo che sia interesse delle democrazie, perché dietro questo potere sui dati c'è un problema di libertà. Se le democrazie che hanno a cuore la libertà non capiscono quale sia il rischio di avere concentrata in poche mani la possibilità di distribuire informazioni mirate… lei immagini uno unico giornale che arriva nelle case di tutti i cittadini del mondo, non solo una volta al giorno, ma arriva tante volte al giorno, e non soltanto con notizie che sono uguali per tutti, ma notizie che sono mirate su quel singolo destinatario di cui conoscono gli orientamenti personali, le paure, le aspettative, e producono un giornale che sia mirato esattamente sui bisogni di quella persona… chi è in grado di fare un giornale come questo diventa il padrone del mondo. Ecco, noi abbiamo una condizione in cui, nella Rete, si stanno concentrando poteri capaci di mandare in qualunque ora del giorno notizie mirate sui singoli utenti. Questa è una distorsione terribile del sistema dell'informazione e di conseguenza della democrazia.
Intervistatrice: Senta, negli Stati Uniti la questione si intreccia strettamente con quello che è noto come il Russiagate, e si è parlato per l'appunto di troll, di false identità, di profili finti, che poi risultano essere gestiti dalla Internet Research Agency di Pietroburgo, e questo è un dato altrettanto importante. Per esempio il settimanale The Economist, qualche settimana fa, parlava di un rally [raduno, ndr] organizzato ad esempio a sostegno di Trump che poi risultava essere gestito totalmente per l'appunto da finte identità su Twitter, per esempio, che avevano sostenuto questa cosa e che erano riconducibili in qualche modo a soggetti legati alla Russia. Si intreccia anche questo. Non è altrettanto pericoloso?
Soro: È un pezzo di questa nuova dimensione, in cui chi detiene rubinetti dell'informazione può far uscire dal rubinetto notizie vere e notizie false. Questo lo abbiamo verificato in quelle occasioni che Lei ricorda, ma anche in altre più vicine alle nostre esperienze europee. Però mi parrebbe altrettanto sbagliata la tentazione, che ogni tanto viene, di affidare agli stessi detentori del rubinetto la responsabilità del filtro, e cioè di decidere quali sono le notizie che sono false e quelle che sono vere. Forse dobbiamo promuovere di più tutte le occasioni e tutti gli strumenti perché non ci sia un solo detentore del rubinetto. Questo mi parrebbe più importante, per restare nella metafora dell'acqua e delle notizie selettive. Per cui non c'è dubbio che, così come stanno le cose oggi, chi detiene risorse economiche per commissionare una campagna di promozione di un candidato o di un partito politico in qualunque angolo del mondo, a favore o contro un regime, a favore o contro un governo… chi detiene le risorse economiche ha trovato nei dati il veicolo attraverso il quale esercitare il suo potere, e quindi la disciplina e la protezione dei dati rimane la nostra risorsa per difendere le nostre vite, le nostre libertà, e le nostre democrazie.
Intervistatrice: Senta, si è parlato anche, per quel che riguarda invece l'Italia, proprio sul sito web della Cambridge Analytica si legge che nel 2012 la Cambridge Analytica ha realizzato un progetto per un partito italiano che stava rinascendo, che aveva avuto successo per l'ultima volta negli anni ottanta, e quindi in qualche modo ha ricontattato, ha riutilizzato i dati dei passati membri di questo partito con i potenziali simpatizzanti, e quindi ha comunicato, e ha suggerito, addirittura, pare, a questo partito, riforme che hanno consentito di rinascere nelle urne, di ottenere risultati molto superiori alle aspettative in un momento di grande turbolenza politica in Italia. Così, appunto sul sito della Cambridge Analytica. Anche in questo caso, diciamo, è abbastanza delicata la questione.
Soro: Io non posso, evidentemente non ho gli elementi per dire se questo è accaduto e chi sia il destinatario di questa campagna di riconquista degli elettori, di allargamento in qualche modo viziato del consenso, però e possibile. Ed essendo possibile, non dobbiamo sorprenderci se, oltre che in Inghilterra e negli Stati Uniti o in altre parti del mondo, si utilizzano questi canali per la ricerca del consenso. Se è possibile ci sarà sempre qualcuno che è in grado di comprare questo servizio. Il problema, infatti, a quel punto non è tanto quello di identificare chi è stato l'ultimo — anche questo sarebbe utile, sarebbe interessante — ma quanto di impedire che questo possa verificarsi.
Intervistatrice: E se fosse verificato che effettivamente è accaduto, come posso dire, si rimetterebbe in questione la legittimità anche delle nostre consultazioni elettorali, allora…
Soro: Ma non c'è mai un ritorno indietro, il momento del voto in qualunque democrazia è un momento solenne che non è revocabile. Si può revocare il consenso nella volta successiva, ma non utilizzare queste informazioni per delegittimare che è stato eletto. La vicenda Trump insegna che, tra l'altro, i cittadini non apprezzano tutte queste notizie che vengono fuori il giorno dopo.
Intervistatrice: Quindi l'importante è prevenire che accada, però non si può sanzionare se per caso si verifica davvero…
Soro: Si può dare una sanzione reputazionale. Esattamente come è accaduto con Facebook ieri, se domani si scoprisse che un partito italiano ha utilizzato Cambridge Analytica per mandare messaggi in qualche modo selettivi e da profilazione personalizzata ai suoi elettori, raccontandolo a tutti gli elettori italiani credo che la reputazione di questi partiti perderebbe qualcosa.
Intervistatrice: Benissimo, allora, molto chiaro, ringrazio Antonello Soro, il garante per la protezione dei dati personali, e buona giornata e buon lavoro.
Soro: Grazie a voi.

Vietato usare la PEC per scopi pubblicitari

Il Garante della privacy ha vietato a una società l'invio senza consenso di e-mail promozionali a liberi professionisti, utilizzando i loro indirizzi di posta elettronica certificata. La società aveva poi spedito agli indirizzi di più di 800.000 professionisti diverse e-mail, contenenti la notizia della pubblicazione di un bando di selezione per "consulente reputazionale", l'invito a partecipare ad un webinar e articoli relativi alla società mittente. Per il Garante, tale comportamento viola i principi fondamentali di finalità, liceità e correttezza del trattamento dei dati personali.

Oltre ad essere stati trattati senza consenso, gli indirizzi PEC erano stati reperiti dal registro Ini-Pec, l'Indice nazionale dei domicili digitali, dal sito www.registroimprese.it e dagli elenchi pubblicati da alcuni ordini provinciali. La norma stabilisce che l'estrazione di elenchi di indirizzi di posta elettronica certificata contenuti nel registro delle imprese o negli albi "è consentita alle sole pubbliche amministrazioni per le comunicazioni relative agli adempimenti amministrativi di loro competenza". In un caso le e-mail risultavano inviate anche dopo che il destinatario si era già opposto formalmente al trattamento dei suoi dati personali, esercitando i diritti previsti dal Codice privacy.

Resta da capire se sono lecite le email pubblicitarie inviate via PEC dalla Camera di Commercio. Gli indirizzi PEC sono prelevati in massa dagli elenchi degli iscritti alle Camere stesse. Le email non sono frequenti — circa un paio all'anno — ma hanno anch'esse carattere pubblicitario: promuovono il più delle volte nuovi "servizi", solitamente a pagamento, forniti dalle Camere di Commercio.

Multa a TIM/Telecom di 840mila euro per uso illecito di dati personali a scopo pubblicitario

Il Garante per la privacy ha sanzionato TIM (ex Telecom Italia) con una multa di 840.000 euro per aver effettuato telefonate promozionali senza consenso nei confronti di tutti gli ex clienti, al fine di farli tornare in TIM/Telecom. Dagli accertamenti effettuati è emerso che TIM/Telecom ha violato la disciplina sulla protezione dei dati effettuando attività promozionali nei confronti di una platea amplissima di destinatari, pari a circa 2.000.000 di utenze telefoniche, senza che gli intestatari delle utenze avessero dato il consenso a ricevere chiamate pubblicitarie (obbligatorio per legge).
L'Autorità garante per la protezione dei dati personali ha ritenuto, infine, molto grave la condotta di TIM/Telecom, dato che l'azienda ha condotto deliberatamente le attività pubblicitarie illecite e non per mera negligenza, avendo acquisito, nel corso degli anni, attraverso la costante interlocuzione con il Garante della privacy, tutti gli elementi interpretativi che le avrebbero dovuto consentire di assumere delle decisioni in linea con l'ordinamento vigente e con le linee guida dell'Autorità.
Per approfondimenti: testo dell'ordinanza ingiunzione nei confronti di Telecom ltalia S.p.A. del 18 gennaio 2018

Annuncio lavoro promoter tempo indeterminato

Agenzia di distribuzione di costumi da bagno e articoli da mare con sedi in Panamá e Honduras cerca due promoter da inserire full time, contratto a tempo indeterminato con stipendio base di $2100 netti/mese (la valuta di Panamá sono i dollari USA) più eventuali premi di vendita. Le location, tipicamente villaggi turistici in spiagge di isole caraibiche appartenenti ai due paesi summenzionati, saranno concordate di mese in mese. Le figure che cerchiamo devono possedere ottime doti comunicative, essere flessibili e dinamiche, essere pazienti nell'interazione con i potenziali clienti e saper illustrare i prodotti incentivandone l'acquisto. Sono gradite: conoscenza fluente dello spagnolo e/o dell'inglese per dialogare con i clienti, e pregresse esperienze in attività di promozione. Chiunque fosse interessata al lavoro può inviare il proprio curriculum con foto (obbligatoria) o contattarmi su Facebook.

Bracciale elettronico Amazon: intervista al Garante della privacy

Il dott. Antonello Soro, presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali (Garante della privacy), è stato intervistato il 2 febbraio 2018 da Alessio Falconio di Radio Radicale sullo scottante tema del braccialetto elettronico Amazon. Riportiamo la trascrizione dell'intervista pubblicata con licenza Creative Commons Attribuzione, corretta dai numerosi refusi.

Falconio: «Con il presidente dell'Autorità garante sulla privacy Antonello Soro vogliamo occuparci del cosiddetto "caso Amazon": il bracciale elettronico. Presidente, come sostiene oggi in una intervista a Repubblica Tiziano Treu, c'è una violazione della normativa italiana sulla privacy?»
Garante privacy: «Intanto aspettiamo di vedere meglio, perché io penso e spero che questa idea verrà rimessa in discussione, con queste ipotesi di cui i giornali di oggi hanno riferito. Naturalmente, se così fosse, sarebbe in contrasto con l'ordinamento in materia di protezione dati, non solo in Italia ma anche in Europa. Il sistema delle regole che disciplinano il trattamento dei dati personali, e in particolare in questo caso quello dei lavoratori, deve rispondere a principi di proporzionalità, di trasparenza e di salvaguardia della dignità dell'uomo, che nell'esperienza, o nell'ipotesi, riferita, non ci sarebbero. Quindi, [il bracciale elettronico di Amazon, ndr] sarebbe in contrasto con le norme italiane, che come tali non potrebbero applicarsi. Anche la giurisdizione del lavoro, nel nostro Paese, non non ha barriere mobili tali da poter pensare che che un'azienda degli Stati Uniti possa fare in Italia quello che vuole, e io mi auguro in nessuna parte del mondo, perché l'ipotesi di cui si discute è un'ipotesi di ulteriore delega dell'organizzazione della vita alle tecnologie e come tale con una progressiva compressione delle libertà dell'uomo. È un processo che è in corso da tempo, rispetto al quale occorrerebbe una maggiore attenzione generale del dibattito pubblico. Se è vero che, da molte parti, si teme che nel futuro possa esserci una contrazione dei posti di lavoro e dell'occupazione per fare spazio ai robot e all'automazione, in questo caso sembrerebbe quasi che i giganti che operano nel sistema e nell'economia digitale pensino già di robotizzare l'uomo, facendo quindi un ulteriore salto in quella direzione. È una direzione sbagliata, perché non può esserci progresso o innovazione che non abbia come fondamento l'uomo, altrimenti non sarebbe un futuro di benessere e di crescita, ma sarebbe una rinuncia e una dispersione di conquiste della civiltà e delle libertà maturate nel corso della storia.»
Falconio: «Presidente, avvierete un'istruttoria formale, o anche solo informalmente cercherete di capirne di più contattando direttamente [Amazon, ndr]?»
Garante privacy: «Intanto cercheremo di capirne di più, perché, allo stato, mi pare che si tratti semplicemente di un annuncio rispetto al quale già sono emerse precise reazioni da parte dei governi ma credo anche delle sensibilità che, al di là delle responsabilità di governo e della politica, hanno manifestato quale sia l'aspettativa di futuro e di sviluppo che l'Italia e l'Europa vogliono seguire.»
Falconio: «L'ultima considerazione è un uno spunto: la settimana si chiude con questa fortissima polemica, ma ha visto anche protagonista un'app, quella che utilizza chi fa attività sportiva [si riferisce a Strava, app per corridori e ciclisti, ndr], rispetto alla possibilità di svelare la presenza di basi militari, che poi si è specificato non essere segrete, ma insomma come diceva lei prima, si stanno diciamo sempre di più comprimendo gli spazi di libertà dalla osservazione quanto meno del…»
Garante privacy: «C'è un ingenuo uso, da parte di tutti gli utenti, delle innovazioni, perché difficilmente ci si interroga sull'uso che il gestore delle applicazioni farà delle nostre informazioni e quindi gliele consegniamo copiosamente. Penso che occorra, anche su questo tema, un supplemento di dibattito pubblico, di educazione a un uso della Rete che sia responsabile, avendo conoscenza delle conseguenze di questo uso delle applicazioni, molte delle quali sono totalmente prive delle garanzie generali in materia di protezione dei nostri dati personali, e vengono acquistate attraverso canali che non sono neanche quelli più importanti delle grandi "botteghe tecnologiche", ma spesso anche da siti occasionali. Si immettono, in questo modo, le nostre informazioni, anche più delicate, in una rete di cui non sappiamo niente. Ecco, questo è un tema sul quale, forse, un supplemento di informazione generale e anche di consapevolezza può aiutarci a vivere meglio la modernità.»
Falconio: «E il legislatore può poco, visto che in Italia i più importanti di questi mondi [si rifererisce ai colossi del web Google, Amazon, Facebook ecc., ndr] nemmeno pagano le tasse, figuriamoci rispondono ai nostri…»
Garante privacy: «Il nuovo quadro giuridico europeo, che diventerà effettivo dal mese di maggio di quest'anno, quindi fra pochi mesi, afferma un principio di competenza della nostra giurisdizione rispetto alle aziende che fanno questa attività nel nostro Paese o nei paesi europei. Quindi, già da tempo, le più importanti di queste società hanno cominciato a interloquire con un atteggiamento più collaborativo. Penso che lo dovranno necessariamente fare dal mese di maggio perché la legge italiana ed europea varrà anche per Amazon, Google e tutti gli altri, ancora di più rispetto a quello che già accade in questo momento.»
Falconio: «Grazie presidente Soro.»
Garante privacy: «Grazie a voi, buongiorno.»

Essere dalla parte dei cittadini nella battaglia contro la profilazione a scopo di lucro

Giuseppe Macario si congratula con il dott. Antonello Soro, presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali, per l'ottimo lavoro finalizzato a tutelare i diritti dei cittadini italiani — inclusi i residenti all'estero — all'interno delle procedure di trattamento delle enormi moli di dati personali effettuate — talvolta in maniera molto poco chiara — dai cosiddetti "giganti del Web". Secondo Giuseppe Macario, il Garante è attualmente l'unica autorità che sta realmente dalla parte del cittadino in questa difficile battaglia contro la costante profilazione a scopo di lucro.

Ne approfittiamo per ricordare che l'unico sito ufficiale di Giuseppe Macario è https://giuseppemacario.men e invitiamo a diffidare dalle varie imitazioni.

Quando Giuseppe Macario incontrò Donald Trump a Panamá

Tratto da https://giuseppemacario.men/donald-trump-panama.html Incontrai Donald Trump qualche anno fa. Probabilmente, egli stesso non avre...