Dati personali e privacy nel caso Facebook e Cambridge Analytica: intervista al Garante

Il dott. Antonello Soro, presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali (Garante della privacy), è stato intervistato il 20 marzo 2018 da Ada Pagliarulo di Radio Radicale sullo scottante tema del caso Facebook e Cambridge Analytica. Riportiamo la trascrizione dell'intervista pubblicata con licenza Creative Commons Attribuzione, corretta dai numerosi refusi.

Intervistatrice: In apertura della nostra programmazione, ci occuperemo del caso Facebook. Ieri il titolo ha perso il 7%. Cinquanta milioni di profili di Facebook sarebbero stati utilizzati dalla società Cambridge Analytica, che ha tra i finanziatori Steve Bannon che ricorderete fu consigliere di Donald Trump, che sarebbero sarebbero stati usati a beneficio della campagna di Donald Trump alle presidenziali, ma non solo. Noi ne parliamo questa mattina in diretta con Antonello Soro che è il Garante per la protezione dei dati personali a cui diamo il buon giorno.
Soro: Buongiorno a voi.
Intervistatrice: Buongiorno presidente. Il fatto — a riassumerlo in breve — Facebook avrebbe dato per l'appunto questi profili ad un accademico russo-americano che si chiama Alexandr Kogan — un matematico, per l'appunto — che li avrebbe a sua volta passati alla società Cambridge Analytica. Kogan avrebbe creato su Facebook una app, una applicazione, che si chiamava This is your digital life, dove ha raccolto per l'appunto i dati di questi utenti — dati che quindi sono una profilatura completa che può dare una identità, in qualche modo ,anche abbastanza precisa, sui gusti, sulle avversioni, sulle paure — e avrebbe passato per l'appunto i dati alla Cambridge Analytica, e sarebbe entrata in funzione non solo nelle campagne elettorali di Donald Trump e Stati Uniti ma anche, pare, per esempio quando c'erano in ballo le elezioni presidenziali in Francia sostenendo in qualche modo la Marine Le Pen, oppure sarebbe entrata in funzione nel momento del referendum sulla Brexit. Ecco, oggi, in una intervista, Antonello Soro dice: "cambia così la geografia del potere". Ecco, ci dica, allora, presidente Soro, in che modo cambia e quali sono i rischi.
Soro: Diciamo che questa vicenda riferita a Cambridge Analytica in qualche modo ha l'effetto un po' di detonatore di un tema, di un problema, così come è accaduto qualche anno fa quando le rivelazioni di Snowden spiegarono a tutto il mondo che le agenzie di sicurezza degli Stati Uniti facevano una raccolta massiva di informazioni sulla vita di tutti i cittadini americani e non, creando una nuova coscienza della sorveglianza possibile da parte dei governi e dei sistemi che utilizzano la Rete per raccogliere informazioni. In questo caso, l'evento specifico rivela al mondo che l'utilizzo della profilazione degli utenti della Rete non non ha come unica finalità quella commerciale per consentire di veicolare pubblicità personalizzata al fine della vendita di beni, di libri, piuttosto che di frigoriferi, ma che può essere utilizzata anche per orientare, non solo i consumi, ma anche per orientare gli elettori, per far scegliere un'opzione politica, come appunto la Brexit, o piuttosto la scelta di un partito politico. Naturalmente in questi casi occorre sempre un pizzico di condizionale rispetto allo specifico di spiegare la vicenda che ha interessato Facebook e la società Cambridge Analytica. Però credo che il dato comune sia: nella società digitale, nella quale tutti noi ti diamo una parte importante della nostra esistenza, consegnando parti sempre più estese della nostra vita, dei nostri gusti, delle nostre ambizioni, dei nostri sentimenti, a una Rete che viviamo spesso inconsapevolmente come un indistinto serbatoio di buoni consigli, o come la piazza più libera del mondo, in realtà noi stiamo consegnando tutte queste informazioni a imprese che svolgono un'attività finalizzata a creare ricchezza. Non è un caso che i proprietari delle cinque aziende più importanti della economia digitale siano anche guidate dagli uomini più ricchi del mondo, che in questi anni questo processo di raccolta di informazioni è cresciuto a dismisura insieme all'utilizzo di software sofisticati sempre più elaborati con calcolatori grandissimi che raccolgono tutte queste informazioni, le incrociano fra di loro, producono profili, e danno suggerimenti. E questo incide sulla informazione dei cittadini del mondo. Ora se si pensa che solo Facebook ha due miliardi di utenti, e che Facebook ha, non molto tempo fa, comprato la proprietà di Instagram, che ha settecento milioni ma viaggia verso il miliardo di utenti anche quello, e che incrociando tutti questi dati, e tanti altri che ha raccolto attraverso altre società progressivamente entrate nella concentrazione di questi soggetti, che Google utilizza non solo i dati raccolti da tutti i cittadini che nel mondo utilizzano quel motore di ricerca — in Europa circa il 92% dei cittadini europei utilizza Google — ma Google è anche proprietaria di YouTube e quindi ottiene informazioni ricchissime attraverso diverse fonti. Questo è il tema che genera un potere della conoscenza che non ha precedenti della storia dell'uomo, e questa conoscenza che è a sua volta il presupposto per elaborare nuove offerte, nuove indicazioni, nuova intelligenza — l'intelligenza artificiale nel mondo trova fra i più grandi investitori queste compagnie — quindi c'è un processo di concentrazione del potere dei dati, e il potere dei dati diventa il potere assoluto nella esistenza dei cittadini di questo tempo. E questa vicenda ci rivela come sia possibile non soltanto orientare i consumi dei cittadini del mondo, ma è possibile anche orientare i comportamenti politici.
Intervistatrice: Ecco noi, per una piccola parte, come utenti, possiamo cercare di difenderci, per esempio negando il consenso, stando più attenti a negare il consenso ad alcune richieste che ci vengono fatte, ma invece in termini regolatori, in termini di leggi, o in termini di regolamenti che possono essere promulgati dalle autorità come quella che lei presiede di garante per la protezione dati personali (autorità per la privacy) poi ce n'è una anche europea, cosa può fare, anche perché è in arrivo un regolamento, mi pare, proprio sul fronte europeo…
Soro: Beh io credo che l'ordinamento in materia di protezione dati sia la carta più importante che possiamo giocare. Naturalmente, noi lo ripetiamo sempre, ogni singolo utente dovrebbe governare con maggiore prudenza la consegna delle proprie informazioni alla Rete, ma credo che sarebbe solo piccolo contributo alla regolazione che ineluttabilmente dovremo ricercare di questa nuova dimensione dell'economia e della vita nel mondo, senza porci in un atteggiamento neoluddista che riemerge sempre quando ci sono queste emergenze. Non si torna indietro dalla società digitale; bisogna cercare di governare il mondo rivoluzionato dalla innovazione tecnologica così come è accaduto nel passato: il mondo è riuscito a governare la rivoluzione industriale senza distruggere l'industria, e quindi dobbiamo metterci in un atteggiamento positivo. Da questo punto di vista, la disciplina in materia di protezione dati fa, dal 25 di maggio, un salto importante di qualità, perché intanto definisce la competenza delle autorità europee non solo sulle imprese che operano in Europa avendo stabilimenti in Europa, ma anche su quelle che hanno stabilimento in qualunque parte del mondo, che raccolgono le informazioni dei cittadini europei e poi li profilano. Non solo ha giurisdizione, ma ha anche la possibilità di sanzioni davvero pesanti, perché la sanzione dal 25 di maggio può arrivare fino al 4% del fatturato globale annuo di queste imprese, e quindi è una dimensione straordinariamente elevata. Aggiungo che però c'è un una sanzione ancora più forte, di cui abbiamo avuto ieri un'anticipazione: è la reputazione. Creare una coscienza della cultura della profilazione dei dati fa sì che i cittadini siano molto più rigorosi, e se una società come Facebook commette un'imprudenza, un errore, ci rimette reputazione che si traduce in una perdita di 25 miliardi nella giornata di ieri. Credo che questo sia uno degli aspetti che dobbiamo coltivare. E infine, una strada che al momento è solo enunciata, ma che sulla quale dovremmo batterci molto, è quella di introdurre dei vincoli per evitare che le singole imprese che operano nell'economia digitale possano incrociare i dati raccolti da servizi che hanno finalità diverse. Cioè chi possiede un motore di ricerca e YouTube, per usare l'esempio più clamoroso, dovremo evitare che i dati raccolti dall'uno e dall'altro servizio vengano poi incrociati, perché questo attribuisce a un unico gestore, alla fine della corsa, un potere incontenibile. E così, se Facebook si compra Instagram, dobbiamo evitare che utilizzi i dati dell'uno per incrociarli con quelli dell'altro, e così via.
Intervistatrice: sarà difficilissimo questo…
Soro: È una battaglia che impegna i governi democratici del mondo, perché, se non fanno questa battaglia, i governi rischiano di essere subalterni a poteri più forti di loro. Già oggi, in molte parti del mondo — il potere dei giganti della Rete, non solo per i loro bilanci che sono maggiori dei bilanci di moltissimi stati nel mondo, ma il potere reale è molto maggiore — credo che sia interesse delle democrazie, perché dietro questo potere sui dati c'è un problema di libertà. Se le democrazie che hanno a cuore la libertà non capiscono quale sia il rischio di avere concentrata in poche mani la possibilità di distribuire informazioni mirate… lei immagini uno unico giornale che arriva nelle case di tutti i cittadini del mondo, non solo una volta al giorno, ma arriva tante volte al giorno, e non soltanto con notizie che sono uguali per tutti, ma notizie che sono mirate su quel singolo destinatario di cui conoscono gli orientamenti personali, le paure, le aspettative, e producono un giornale che sia mirato esattamente sui bisogni di quella persona… chi è in grado di fare un giornale come questo diventa il padrone del mondo. Ecco, noi abbiamo una condizione in cui, nella Rete, si stanno concentrando poteri capaci di mandare in qualunque ora del giorno notizie mirate sui singoli utenti. Questa è una distorsione terribile del sistema dell'informazione e di conseguenza della democrazia.
Intervistatrice: Senta, negli Stati Uniti la questione si intreccia strettamente con quello che è noto come il Russiagate, e si è parlato per l'appunto di troll, di false identità, di profili finti, che poi risultano essere gestiti dalla Internet Research Agency di Pietroburgo, e questo è un dato altrettanto importante. Per esempio il settimanale The Economist, qualche settimana fa, parlava di un rally [raduno, ndr] organizzato ad esempio a sostegno di Trump che poi risultava essere gestito totalmente per l'appunto da finte identità su Twitter, per esempio, che avevano sostenuto questa cosa e che erano riconducibili in qualche modo a soggetti legati alla Russia. Si intreccia anche questo. Non è altrettanto pericoloso?
Soro: È un pezzo di questa nuova dimensione, in cui chi detiene rubinetti dell'informazione può far uscire dal rubinetto notizie vere e notizie false. Questo lo abbiamo verificato in quelle occasioni che Lei ricorda, ma anche in altre più vicine alle nostre esperienze europee. Però mi parrebbe altrettanto sbagliata la tentazione, che ogni tanto viene, di affidare agli stessi detentori del rubinetto la responsabilità del filtro, e cioè di decidere quali sono le notizie che sono false e quelle che sono vere. Forse dobbiamo promuovere di più tutte le occasioni e tutti gli strumenti perché non ci sia un solo detentore del rubinetto. Questo mi parrebbe più importante, per restare nella metafora dell'acqua e delle notizie selettive. Per cui non c'è dubbio che, così come stanno le cose oggi, chi detiene risorse economiche per commissionare una campagna di promozione di un candidato o di un partito politico in qualunque angolo del mondo, a favore o contro un regime, a favore o contro un governo… chi detiene le risorse economiche ha trovato nei dati il veicolo attraverso il quale esercitare il suo potere, e quindi la disciplina e la protezione dei dati rimane la nostra risorsa per difendere le nostre vite, le nostre libertà, e le nostre democrazie.
Intervistatrice: Senta, si è parlato anche, per quel che riguarda invece l'Italia, proprio sul sito web della Cambridge Analytica si legge che nel 2012 la Cambridge Analytica ha realizzato un progetto per un partito italiano che stava rinascendo, che aveva avuto successo per l'ultima volta negli anni ottanta, e quindi in qualche modo ha ricontattato, ha riutilizzato i dati dei passati membri di questo partito con i potenziali simpatizzanti, e quindi ha comunicato, e ha suggerito, addirittura, pare, a questo partito, riforme che hanno consentito di rinascere nelle urne, di ottenere risultati molto superiori alle aspettative in un momento di grande turbolenza politica in Italia. Così, appunto sul sito della Cambridge Analytica. Anche in questo caso, diciamo, è abbastanza delicata la questione.
Soro: Io non posso, evidentemente non ho gli elementi per dire se questo è accaduto e chi sia il destinatario di questa campagna di riconquista degli elettori, di allargamento in qualche modo viziato del consenso, però e possibile. Ed essendo possibile, non dobbiamo sorprenderci se, oltre che in Inghilterra e negli Stati Uniti o in altre parti del mondo, si utilizzano questi canali per la ricerca del consenso. Se è possibile ci sarà sempre qualcuno che è in grado di comprare questo servizio. Il problema, infatti, a quel punto non è tanto quello di identificare chi è stato l'ultimo — anche questo sarebbe utile, sarebbe interessante — ma quanto di impedire che questo possa verificarsi.
Intervistatrice: E se fosse verificato che effettivamente è accaduto, come posso dire, si rimetterebbe in questione la legittimità anche delle nostre consultazioni elettorali, allora…
Soro: Ma non c'è mai un ritorno indietro, il momento del voto in qualunque democrazia è un momento solenne che non è revocabile. Si può revocare il consenso nella volta successiva, ma non utilizzare queste informazioni per delegittimare che è stato eletto. La vicenda Trump insegna che, tra l'altro, i cittadini non apprezzano tutte queste notizie che vengono fuori il giorno dopo.
Intervistatrice: Quindi l'importante è prevenire che accada, però non si può sanzionare se per caso si verifica davvero…
Soro: Si può dare una sanzione reputazionale. Esattamente come è accaduto con Facebook ieri, se domani si scoprisse che un partito italiano ha utilizzato Cambridge Analytica per mandare messaggi in qualche modo selettivi e da profilazione personalizzata ai suoi elettori, raccontandolo a tutti gli elettori italiani credo che la reputazione di questi partiti perderebbe qualcosa.
Intervistatrice: Benissimo, allora, molto chiaro, ringrazio Antonello Soro, il garante per la protezione dei dati personali, e buona giornata e buon lavoro.
Soro: Grazie a voi.

Vietato usare la PEC per scopi pubblicitari

Il Garante della privacy ha vietato a una società l'invio senza consenso di e-mail promozionali a liberi professionisti, utilizzando i loro indirizzi di posta elettronica certificata. La società aveva poi spedito agli indirizzi di più di 800.000 professionisti diverse e-mail, contenenti la notizia della pubblicazione di un bando di selezione per "consulente reputazionale", l'invito a partecipare ad un webinar e articoli relativi alla società mittente. Per il Garante, tale comportamento viola i principi fondamentali di finalità, liceità e correttezza del trattamento dei dati personali.

Oltre ad essere stati trattati senza consenso, gli indirizzi PEC erano stati reperiti dal registro Ini-Pec, l'Indice nazionale dei domicili digitali, dal sito www.registroimprese.it e dagli elenchi pubblicati da alcuni ordini provinciali. La norma stabilisce che l'estrazione di elenchi di indirizzi di posta elettronica certificata contenuti nel registro delle imprese o negli albi "è consentita alle sole pubbliche amministrazioni per le comunicazioni relative agli adempimenti amministrativi di loro competenza". In un caso le e-mail risultavano inviate anche dopo che il destinatario si era già opposto formalmente al trattamento dei suoi dati personali, esercitando i diritti previsti dal Codice privacy.

Resta da capire se sono lecite le email pubblicitarie inviate via PEC dalla Camera di Commercio. Gli indirizzi PEC sono prelevati in massa dagli elenchi degli iscritti alle Camere stesse. Le email non sono frequenti — circa un paio all'anno — ma hanno anch'esse carattere pubblicitario: promuovono il più delle volte nuovi "servizi", solitamente a pagamento, forniti dalle Camere di Commercio.

Multa a TIM/Telecom di 840mila euro per uso illecito di dati personali a scopo pubblicitario

Il Garante per la privacy ha sanzionato TIM (ex Telecom Italia) con una multa di 840.000 euro per aver effettuato telefonate promozionali senza consenso nei confronti di tutti gli ex clienti, al fine di farli tornare in TIM/Telecom. Dagli accertamenti effettuati è emerso che TIM/Telecom ha violato la disciplina sulla protezione dei dati effettuando attività promozionali nei confronti di una platea amplissima di destinatari, pari a circa 2.000.000 di utenze telefoniche, senza che gli intestatari delle utenze avessero dato il consenso a ricevere chiamate pubblicitarie (obbligatorio per legge).
L'Autorità garante per la protezione dei dati personali ha ritenuto, infine, molto grave la condotta di TIM/Telecom, dato che l'azienda ha condotto deliberatamente le attività pubblicitarie illecite e non per mera negligenza, avendo acquisito, nel corso degli anni, attraverso la costante interlocuzione con il Garante della privacy, tutti gli elementi interpretativi che le avrebbero dovuto consentire di assumere delle decisioni in linea con l'ordinamento vigente e con le linee guida dell'Autorità.
Per approfondimenti: testo dell'ordinanza ingiunzione nei confronti di Telecom ltalia S.p.A. del 18 gennaio 2018

Annuncio lavoro promoter tempo indeterminato

Agenzia di distribuzione di costumi da bagno e articoli da mare con sedi in Panamá e Honduras cerca due promoter da inserire full time, contratto a tempo indeterminato con stipendio base di $2100 netti/mese (la valuta di Panamá sono i dollari USA) più eventuali premi di vendita. Le location, tipicamente villaggi turistici in spiagge di isole caraibiche appartenenti ai due paesi summenzionati, saranno concordate di mese in mese. Le figure che cerchiamo devono possedere ottime doti comunicative, essere flessibili e dinamiche, essere pazienti nell'interazione con i potenziali clienti e saper illustrare i prodotti incentivandone l'acquisto. Sono gradite: conoscenza fluente dello spagnolo e/o dell'inglese per dialogare con i clienti, e pregresse esperienze in attività di promozione. Chiunque fosse interessata al lavoro può inviare il proprio curriculum con foto (obbligatoria) o contattarmi su Facebook.

Bracciale elettronico Amazon: intervista al Garante della privacy

Il dott. Antonello Soro, presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali (Garante della privacy), è stato intervistato il 2 febbraio 2018 da Alessio Falconio di Radio Radicale sullo scottante tema del braccialetto elettronico Amazon. Riportiamo la trascrizione dell'intervista pubblicata con licenza Creative Commons Attribuzione, corretta dai numerosi refusi.

Falconio: «Con il presidente dell'Autorità garante sulla privacy Antonello Soro vogliamo occuparci del cosiddetto "caso Amazon": il bracciale elettronico. Presidente, come sostiene oggi in una intervista a Repubblica Tiziano Treu, c'è una violazione della normativa italiana sulla privacy?»
Garante privacy: «Intanto aspettiamo di vedere meglio, perché io penso e spero che questa idea verrà rimessa in discussione, con queste ipotesi di cui i giornali di oggi hanno riferito. Naturalmente, se così fosse, sarebbe in contrasto con l'ordinamento in materia di protezione dati, non solo in Italia ma anche in Europa. Il sistema delle regole che disciplinano il trattamento dei dati personali, e in particolare in questo caso quello dei lavoratori, deve rispondere a principi di proporzionalità, di trasparenza e di salvaguardia della dignità dell'uomo, che nell'esperienza, o nell'ipotesi, riferita, non ci sarebbero. Quindi, [il bracciale elettronico di Amazon, ndr] sarebbe in contrasto con le norme italiane, che come tali non potrebbero applicarsi. Anche la giurisdizione del lavoro, nel nostro Paese, non non ha barriere mobili tali da poter pensare che che un'azienda degli Stati Uniti possa fare in Italia quello che vuole, e io mi auguro in nessuna parte del mondo, perché l'ipotesi di cui si discute è un'ipotesi di ulteriore delega dell'organizzazione della vita alle tecnologie e come tale con una progressiva compressione delle libertà dell'uomo. È un processo che è in corso da tempo, rispetto al quale occorrerebbe una maggiore attenzione generale del dibattito pubblico. Se è vero che, da molte parti, si teme che nel futuro possa esserci una contrazione dei posti di lavoro e dell'occupazione per fare spazio ai robot e all'automazione, in questo caso sembrerebbe quasi che i giganti che operano nel sistema e nell'economia digitale pensino già di robotizzare l'uomo, facendo quindi un ulteriore salto in quella direzione. È una direzione sbagliata, perché non può esserci progresso o innovazione che non abbia come fondamento l'uomo, altrimenti non sarebbe un futuro di benessere e di crescita, ma sarebbe una rinuncia e una dispersione di conquiste della civiltà e delle libertà maturate nel corso della storia.»
Falconio: «Presidente, avvierete un'istruttoria formale, o anche solo informalmente cercherete di capirne di più contattando direttamente [Amazon, ndr]?»
Garante privacy: «Intanto cercheremo di capirne di più, perché, allo stato, mi pare che si tratti semplicemente di un annuncio rispetto al quale già sono emerse precise reazioni da parte dei governi ma credo anche delle sensibilità che, al di là delle responsabilità di governo e della politica, hanno manifestato quale sia l'aspettativa di futuro e di sviluppo che l'Italia e l'Europa vogliono seguire.»
Falconio: «L'ultima considerazione è un uno spunto: la settimana si chiude con questa fortissima polemica, ma ha visto anche protagonista un'app, quella che utilizza chi fa attività sportiva [si riferisce a Strava, app per corridori e ciclisti, ndr], rispetto alla possibilità di svelare la presenza di basi militari, che poi si è specificato non essere segrete, ma insomma come diceva lei prima, si stanno diciamo sempre di più comprimendo gli spazi di libertà dalla osservazione quanto meno del…»
Garante privacy: «C'è un ingenuo uso, da parte di tutti gli utenti, delle innovazioni, perché difficilmente ci si interroga sull'uso che il gestore delle applicazioni farà delle nostre informazioni e quindi gliele consegniamo copiosamente. Penso che occorra, anche su questo tema, un supplemento di dibattito pubblico, di educazione a un uso della Rete che sia responsabile, avendo conoscenza delle conseguenze di questo uso delle applicazioni, molte delle quali sono totalmente prive delle garanzie generali in materia di protezione dei nostri dati personali, e vengono acquistate attraverso canali che non sono neanche quelli più importanti delle grandi "botteghe tecnologiche", ma spesso anche da siti occasionali. Si immettono, in questo modo, le nostre informazioni, anche più delicate, in una rete di cui non sappiamo niente. Ecco, questo è un tema sul quale, forse, un supplemento di informazione generale e anche di consapevolezza può aiutarci a vivere meglio la modernità.»
Falconio: «E il legislatore può poco, visto che in Italia i più importanti di questi mondi [si rifererisce ai colossi del web Google, Amazon, Facebook ecc., ndr] nemmeno pagano le tasse, figuriamoci rispondono ai nostri…»
Garante privacy: «Il nuovo quadro giuridico europeo, che diventerà effettivo dal mese di maggio di quest'anno, quindi fra pochi mesi, afferma un principio di competenza della nostra giurisdizione rispetto alle aziende che fanno questa attività nel nostro Paese o nei paesi europei. Quindi, già da tempo, le più importanti di queste società hanno cominciato a interloquire con un atteggiamento più collaborativo. Penso che lo dovranno necessariamente fare dal mese di maggio perché la legge italiana ed europea varrà anche per Amazon, Google e tutti gli altri, ancora di più rispetto a quello che già accade in questo momento.»
Falconio: «Grazie presidente Soro.»
Garante privacy: «Grazie a voi, buongiorno.»

Quando Giuseppe Macario incontrò Donald Trump a Panamá

Tratto da https://giuseppemacario.men/donald-trump-panama.html Incontrai Donald Trump qualche anno fa. Probabilmente, egli stesso non avre...